Live Report: L’Officina della Camomilla al Fanfulla 101 di Roma




Live Report a cura di Giulia Trapuzzano.
Foto di Rosy Romano

Roma, 15 Gennaio 2012 – La sera del concerto al Fanfulla 101 il mio umore è di grosso pentimento. Nel pomeriggio non ho seguito L’Officina in giro per le ville di Roma mancando l’occasione di fotografarli giù dal palco, tra verdi prati di spensieratezza. Li incontro, piuttosto, affamati e impazienti al Forte Fanfulla. Lungi da me avanzare lamentele sul servizio, ma ‘sti ragazzi hanno aspettato dei rigatoni al sugo per oltre 40 minuti. Se po’? Nun se po’.

È sera di derby, mi pare, i commenti al tavolo sono tutti più o meno centrati sull’argomento. Decido di sorvolare sulle mie ignoranze calcistiche intervistando i Cernit e concedendomi qualche gossip strapazzato sul mondo della musica romana.

Comunque sia la pasta arriva, i ragazzi la divorano e partiamo in direzione Fanfulla 101… tutti assieme, più l’enorme busta di ghiaccio che al Forte hanno ben deciso di appiopparci per farci sentire più di casa: -“Nun la fate cade’, eh!”. La temperatura fuori temo accarezzi lo zero, dunque, tutto sommato, quella sera al Pigneto si gela facile. Noto con una certa apprensione, quasi materna, che Francesco è praticamente nudo. Ma resisto fino a dopo il concerto per chiedergli di mettersi qualcosa addosso oltre alla t-shirt e alla giacca di cotone; la sua conseguente espressione di sufficienza è ancora il ricordo più vivido della serata.

Il locale si è riempito anche se la gente è meno euforica della sera prima. Ma davanti a un pubblico mediamente distratto, L’Officina dà il meglio di sé. Lo spettacolo sfiora livelli altissimi di cabarettismo, c’è un allegro scambio di insulti degno solo dei fratelli Ferrari. Scopro che Francesco ha ribattezzato Claudio “Quello Che Suona Le Tastiere Per Finta” e che Marco ha sempre l’aria di chi proprio non è riuscito a dare un tono di serietà alla situazione.

A fine concerto si radunano intorno alla band tutti i curiosi personaggi dell’isola pedonale più alternativa che c’è. Un tipo in particolare ha apprezzato l’inizio dell’esibizione, quando il gruppo intona “Siamo pieni di droga!”, e non cessa di ripeterlo per le due ore successive.

Verso le 4:00 del mattino la fame diventa bestiale e lo spazio nelle auto è insufficiente a contenere Officina, amici dell’Officina, Cernit, amici dei Cernit, strumenti, me e altri ospiti casuali. Eppure Francesco trova addirittura il modo di improvvisare un delizioso after show sui sedili posteriori della macchina. Tastiera sulle gambe (le sue e le mie) e andiamo alla ricerca di un panino in zona Arco di Travertino, cantando in versioni improponibili pezzi dei Franz Ferdinand, degli Strokes e degli Smiths.

Quando finiamo di mangiare il numero di passeggeri è aumentato, non so bene come. Mi faccio riportare a casa seduta in braccio a Claudio che dopo pochi minuti con me addosso, legata a lui con la cintura di sicurezza, inizia ad accusare le prime difficoltà respiratorie. Inoltre il mio scarso senso dell’orientamento ci costringe a dipendere da un segnale GPS a dir poco burlone e intermittente.

Lungo il tragitto penso che questi ragazzi abbiano una disponibilità, una simpatia e tutta quella cosa che più generalmente definirei “fragranza di sentimenti” che mi commuove.

Quando ci salutiamo sono quasi le 5:00 del mattino, ho le ginocchia indolenzite, le dita dei piedi congelate e amo sempre di più il mio lavoro.

Le foto dei Cernit

Le foto de L’Officina Della Camomilla




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