Live Report e Foto a cura di Erika Bussoletti
Roma, 2 Settembre 2010 – Dopo 23 anni di assenza dai palchi italiani (l’ultima volta era stato nel 1987 per promuovere il primo lavoro da solista Soul) ritorna a Roma, nella fattispecie al Gay Village, una delle star più carismatiche degli anni ottanta.
Boy George ci propone un gran bel concerto, assolutamente diverso da come io, e molti altri come me, se lo sarebbero immaginato. Sul palco un’ottima band a sostenere il cantante, tanta allegria, affiatamento, entusiasmo e voglia di divertirsi, e due voci notevoli ad accompagnarlo e a giocare con lui: Lizzie Deane e John Gibbons.
Poco è rimasto del cantante dei Culture Club che tutti ricordavamo, sia esteticamente che vocalmente. La vita condotta negli ultimi 20 anni non poteva non lasciare un segno; tuttavia, la sua voce, pur avendo perso la freschezza e il calore che la contraddistingueva, ha acquisito una potenza maggiore.
Preceduto dalla proiezione del nuovo video di Amanda Lear da lui remixato, il concerto si è aperto con lo spiritual Nobody Knows the trouble I’ve seen partendo a cappella e creando un’atmosfera da subito molto calda, energetica e positiva. Chi era venuto per riascoltare i successi dei Culture Club e qualcosa dei successivi successi da solista, si è trovato davanti un artista con una gran voglia di riscatto. Un’artista che guarda in avanti e non cerca di riconquistare il suo pubblico cercando di recuperare ciò che era (insomma niente nostalgici sfigati ancorati al passato!)
Lo spettacolo è stato ricco di sorprese, di ricordi e i vitalità: il pubblico (numerosissimo) ha cantato e ballato dall’inizio alla fine.
Boy George ha alternato pezzi storici come Victims, Do You Really Wants To Hurt Me, Church Of The Poison Mind, Karma Chameleon, a cover Knockin’ On Heaven’s Door di Dylan, Get It On dei T-Rex, alla classica Blue Moon, e proponendo il nuovo Amazing Grace, The crying game (prodotto dai Pet Shop Boys). Divertente è anche la sua versione del popolare inno Hare Krishna e lo spiritual This little light of mine. Per concludere un meravigliosa e partecipatissima You were always on my mind di Elvis.
In conclusione, un concerto sorprendente di un’artista che, decisamente, ha ancora molta strada da percorrere davanti a sè.
Ecco le foto della serata:
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