
Almamegretta
In occasione del loro nuovo tour che passerà per Roma il prossimo 25 Marzo al Qube (l’ingresso è gratuito), abbiamo intervistato gli Almamegretta per parlare un po’ del loro nuovo lavoro, “Dubfellas vol. 2″.
Ci risponde Gennaro T., batterista e membro fondatore degli Almamegretta.
Dubfellas Vol 2 è un album che mette in primo piano l’approccio sperimentale e di ricerca tipico del Dub. Sperimentazione e Ricerca sono termini che ultimamente scarseggiano in Italia e raramente si riesce ad ascoltare qualcosa di veramente innovativo. In cosa si differenzia questo nuovo album dai vostri lavori precedenti ed in particolare dal primo Dubfellas, il vostro primo lavoro strumentale pubblicato nel 2006?
Rispetto agli altri album, questo in uscita è sicuramente più sperimentale. I brani vanno aldilà della “forma canzone” essendo più dilatati e con più spazio per la dimensione prettamente strumentale. E anche le parti vocali sono usate come veri e propri strumenti, privilegiandone soprattutto il suono e il timbro. La diversità rispetto al primo Dubfellas consiste nella maggiore attenzione alla produzione artistica dell’album.
In Dubfellas Vol 2 avete collaborato con Neil Perch, già in tour con voi nel 2009 insieme a Marcello Coleman. Com’è cambiata la vostra anima dub da quando avete conosciuto il fondatore degli Zion Train?
Penso che come sempre avviene quando si collabora con altri artisti, c’è uno scambio di esperienze e conoscenze che porta ad un arricchimento reciproco. E così è successo nell’incontro con Neil, con il quale già da prima c’era un rapporto di grande stima e rispetto.
Sugli altri ospiti, Marcello Coleman e Julie Higgins, quali sono le “chicche” che hanno regalato a questo nuovo album?
Marcello ha cantato diversi brani dell’album, fornendone un’interpretazione molto ispirata e funzionale all’atmosfera delle varie songs.
Julie, che è una nostra vecchia conoscenza, avendo collaborato con noi fin dai tempi di Lingo, ha contribuito cantando due brani con il suo approccio inconfondibile denso di pathos e grande carica ritmica.
Cosa vi ispira nel comporre un brano?
Sono molteplici le cose che ci possono ispirare nella composizione. Dall’ascolto di altri lavori, dalla visione di film che ci hanno colpito, ad una determinata atmosfera percepita in un qualsiasi momento della giornata.
Vi è mai capitato di scrivere un brano mentre eravate in viaggio, in tour, e poi proporlo immediatamente al concerto successivo?

Almamegretta (Foto: Andrea Simeone - phnegative.com)
Ci è capitato più di una volta che degli spunti venuti fuori durante un sound-check, sono diventati un vero e proprio brano che è stato eseguito di lì a poco e poi modificato in corso d’opera, fino alla versione definitiva apparsa su un determinato album.
Nel 2009 avete incontrato John Turturro per la sua “Buona Vista Social Club” in versione Partenopea. C’è qualche episodio divertente legato a questo incontro che vi va di raccontarci?
E’ stato divertente scoprire che John è un nostro fan, quando da sempre noi siamo suoi grandi estimatori.
Avrete sicuramente già avuto occasione di provare i nuovi brani in previsione del nuovo tour che vi vedrà esibirvi in particolare a Roma, al Qube, il 25 Marzo. Qual è il brano di questo nuovo lavoro che più vi gasa eseguire in versione live?
Per il momento siamo nella fase di pre-produzione del nuovo live, per cui non abbiamo ancora stabilito quali brani nuovi faranno parte della scaletta. Siamo ancora in pieno working progress.
In generale, quale brano del vostro repertorio non smettereste mai di suonare?
C’è un pezzo che facciamo da diverso tempo e credo che farà ancora parte del nuovo live: ‘O Cielo pe’ Cuscino
Chi decide la scaletta di un concerto e quali sono i criteri (se ce ne sono)?
La scaletta viene decisa collettivamente alla fine della pre-produzione, dove si verifica quali sono i brani più che ci danno maggiore emozione e che sono più omogenei rispetto al sound generale dell’intero concerto.
Qual è il brano che i vostri fan dello “zoccolo duro” vi richiedono sempre e, a loro giudizio, non può mai mancare nella scaletta?
Forse… Nun te Scurda’.
Qual è il momento più emozionante in tutto l’arco di un concerto (dalla selezione della scaletta all’aftershow)?
Sicuramente i minuti che vivi prima di salire sul palco.
Articoli Correlati




