Intervista a Leonora




Leonora

“Electronic Ballads è dedicato a chi ha tenuto a lungo dei sogni nel cassetto e a chi ha coltivato in silenzio una piccola grande passione”

Recensione e Intervista a cura di Rosy Romano

Che Internet fosse diventato il veicolo principale per la diffusione di musica composta da artisti indipendenti ed emergenti, aggirando allegramente le politiche di mercato con tutte le sue pratiche burocratiche, era per noi cosa ben nota. Leonora è l’ennesimo esempio di come si possa continuare a comporre musica nonostante le regole del mercato discografico e le incombenze quotidiane di una madre come tante, chiuse nella propria stanza, ma aperte al mondo intero, abbattendo le pareti con un semplice click. Il tutto con un solo scopo: quello più nobile, originario, veritiero, ovvero comporre musica in quanto bisogno personale e desiderio innato, comunque e sempre.

La delicatezza di questa ragazza romana traspare da ogni nota del suo “Electronic Ballads”, un lavoro risultato di un lungo periodo di composizione e conclusosi anche grazie alla collaborazione con Marco Olivotto, che con lei ne ha condiviso anche la produzione.

Electronic Ballads - Leonora

Sebbene l’album sia stato composto interamente in una stanza, la sensazione che emerge ascoltandolo è quella che si può provare stando in piedi sulla punta di un promontorio e davanti a sè l’infinito: un “piccolo” controsenso, come osserva la stessa autrice, ma per noi è l’ennesima dimostrazione di come la musica possa andare oltre. Oltre le catene e le regole imposteci tutti i giorni, oltre le pareti della mente e del cuore. Un’apertura a 360° sull’infinito e oltre. Una VISA senza scadenze all’immaginazione.

Abbiamo intervistato per voi Leonora.

1. Dalla descrizione del tuo album d’esordio, “Electronic Ballads”, emerge che ci stavi lavorando da tempo. Parlaci un po’ di questo lungo periodo gestazionale e di come è avvenuto il parto finale. (ispirazioni, interruzioni)

Ho iniziato a scrivere canzoni da adolescente e negli anni ho avuto l’opportunità di collaborare con alcune etichette discografiche e partecipare a un Sanremo Giovani. Mi sarebbe piaciuto pubblicare un album ma allora non riuscii ad andare oltre alcuni singoli. Ho avuto bisogno di tempo per prendere le distanze del quel periodo e ripartire. Così ho continuato a scrivere canzoni utilizzando il web come principale mezzo di comunicazione. Ed è stato via mail che sono venuta in contatto con Marco Olivotto, musicista e ingegnere del suono, che ha condiviso con me la produzione del disco e lo ha pubblicato con la sua etichetta Lol Productions.

2. Sarai di certo soddisfatta del tuo lavoro, ma c’è un brano in particolare di questo “Electronic Ballads” che ti emoziona più degli altri? Se sì, perché?

A dire il vero non sono quasi mai soddisfatta di quello che faccio. Ma credo che nonostante tutto arrivi un momento in cui occorre mettere un punto e andare a capo. Questo disco raccoglie solo alcune delle canzoni che ho composto negli anni. Ho scelto fra quelle che in qualche modo sentivo più ‘vive’ ma mi rimane difficile indicarne una su tutte.

3. Sfogliando il booklet contenuto nell’album, ci sono foto scattate da te. Ma una in particolare cattura l’attenzione: l’ultima, quella con il tuo angioletto, entrambi catturati in uno dei momenti più intimi e delicati che accomunano madre e figlio. Da mamma ti chiedo: quanto ha influito la nascita del tuo bimbo sul tuo lavoro? A parte i normali disguidi che possono occorrere a causa d’impellenze programmate (poppate, cambio pannolino, ninna)..

La nascita di mio figlio è avvenuta dopo che ho arrangiato e cantato i brani ma ha comunque avuto un ruolo decisivo nella realizzazione del disco. Quando ho iniziato a lavorare all’album avevo come primo obiettivo quello di stendere dei provini che avrei poi perfezionato in seguito anche grazie all’apporto di una produzione strutturata. In realtà, con l’arrivo del bambino, non è stato più possibile effettuare dei cambiamenti né tanto meno coinvolgere altri e questo mi ha definitivamente indirizzato verso l’autoproduzione. I brani non hanno così subito modifiche sostanziali e, nella maggior parte dei casi, non sono stati ricantati mantenendo dunque la linea vocale del provino. Portare a termine il disco, prima e dopo la nascita di mio figlio, è stato molto difficile ma lo sarebbe stato ancora di più senza il supporto di Marco Olivotto. Grazie alla nostra collaborazione a distanza e alla sua esperienza e serietà, ho potuto completare Electronic Ballads senza muovermi da casa, sfruttando al massimo i rari momenti liberi.

4. Ti è mai capitato di scoraggiarti e pensare “Non ce la posso fare”? Se sì, come hai superato il momento di abbattimento psicologico?

Crescendo mi sono resa conto che il mito dell’artista di successo è un’idea mediatica che poco ha a che fare con il valore delle persone. La maggior parte degli individui ‘non ce la fa’ o non primeggia nella vita, ma questo non impedisce a ciascuno di coltivare delle passioni o di fare il proprio lavoro con impegno. Penso che sia molto difficile poter vivere di canzoni. Oggi più che mai. Ma mi ripeto spesso che ‘nella musica non si vince e non si perde, si suona e basta’. Non è una frase mia ma riassume un pensiero che si è radicato in me profondamente e che mi sostiene nei momenti di difficoltà.

5. Nell’arco del processo creativo, cosa arriva prima: le parole, la musica o nascono di già in simbiosi più o meno perfetta secondo il tuo desiderio compositivo?

Mi piace pensare che testo e musica vivano in rapporto stretto come fossero un tutt’uno. Così tendo a portare avanti contemporaneamente la loro composizione. Questo rende il processo creativo più piacevole e fluido.

6. Come mai la scelta di questa scissione linguistica (metà dei brani scritti in inglese e metà in italiano)?

L’inglese è una lingua che ho imparato da molto piccola e a cui sono legati i miei ricordi d’infanzia ma confesso che, se conoscessi altre lingue, non esiterei ad usarle proprio per il loro diverso potere evocativo. La suddivisione dei brani in due blocchi è stata dettata da ragioni di opportunità. Una scaletta mista di canzoni in inglese e italiano sarebbe stata per me più naturale ma avrebbe costretto l’ascoltatore straniero, meno abituato alla nostra lingua, a saltare da una canzone all’altra. Questa scelta ha finito per far emergere due anime che qualcuno ha letto come contrapposte anche se non lo sono realmente.

7. Nello scrivere i testi delle canzoni, ti senti più a tuo agio con l’Italiano o con l’Inglese?

In genere scelgo d’istinto la lingua che mi sembra renda meglio le mie intenzioni.

8. Quali sono gli artisti che segui di più ultimamente e quanto hanno influito sul tuo lavoro?

Negli ultimi anni Imogen Heap, Dot Allison… ma ci sono alcuni artisti meno noti che ho conosciuto sul web e che seguo con interesse. Non so di preciso in che misura incidano sui miei brani. Penso che in questo senso sia importante non guardare solo alla musica ma anche ad altre espressioni artistiche e alle esperienze che la vita ci offre.

9. Com’è il tuo rapporto con i fan?

‘Fan’ è una parola grossa ma di certo è vero che alcune persone si sono appassionate al progetto. Rispondo con piacere a chi mi scrive e fin qui ho avuto la fortuna di conoscere persone affini che si sono lasciate coinvolgere, sostenendo le mie canzoni con piccole iniziative.

10. Com’è nata (e perché) la scelta di mettere a disposizione i file dei brani sul tuo sito (www.leonora.it), invitando chiunque ne abbia voglia a giocare e remixare i brani e crearne possibili varianti dettati dalla fantasia di chi ascolta?

La rete permette di scambiare opinioni ed esperienze con immediatezza e spesso nascono nuove collaborazioni. L’interattività è la prerogativa di questo media. E’ anche per questo che considero il mio blog una sorta di laboratorio, dove è possibile scaricare i file vocali delle mie canzoni e altri contributi che invito a rielaborare.

11. Di recente ti sei esibita al CrossRoads in apertura al concerto dei Moongarden e sospetto ci saranno nuovi appuntamenti in cui presenterai il tuo album. Le sensazioni che emergono ascoltando “Electronic Ballads” portano l’ascoltatore fuori dal caos urbano proiettandolo in una dimensione più pacata e tranquilla, quasi paradisiaca. Ci sono location particolari in cui ti piacerebbe esibirti, magari fuori dall’ordinario e dall’immaginabile, posti che valorizzerebbero al meglio il vero spirito di questo album?

Capisco che ‘Electronic Ballads’ possa evocare spazi ampi e aperti (in fondo è singolare per un lavoro realizzato tutto in una stanza) ma credo che realisticamente suonerò in prevalenza in piccoli locali. Dal vivo presento un set elettronico, con un strumentazione minimale e ‘leggera’ (la stessa utilizzata per realizzare il disco) che mi permette di esibirmi facilmente da sola o con altri musicisti, per cui si vedrà…

12. Qual è il momento più bello per te durante tutto l’arco di un concerto (dalla mattina fino all’aftershow)?

Dovrei dire durante l’esibizione eppure è solo dopo lo spettacolo, quando rilascio la tensione ed è andata come è andata, che mi sento più serena.




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