Intervista a Francesco Foti e Live Report dello spettacolo “Niuiòrc Niuiòrc”




Intervista e Live Report a cura di Raffaella Ceres.
Foto di Fabrizio Caperchi.

Niuiòrc Niuiòrc

 

Uno sgabello, un diario e un attore…anzi un turista in giro per New York..scusa ufficiale rinforzare l’inglese , riuscita finale ritrovare un pezzetto di se stesso.

Francesco Foti ci regala un’ ora e mezza di risate, ritratti eccellenti di personaggi che si materializzano, che alla fine dello spettacolo sei sicuro di aver incontrato , visto, conosciuto.

Francesco è un giovane adulto, che parte alla scoperta della grande mela per imparare l’inglese perché lui è un attore. Dice.

Il suo viaggio si trasforma subito in una metafora di vita vissuta, emozionante, esilarante.

Giochi di luci, musica, sguardi e il palco prende vita per magia. E tutto quello che Francesco vede…tu lo vedi con lui.

Siamo tutti clienti ti di Zabar’s, abbiamo tutti la nostra panchina a Central Park, siamo studenti di una scuola di perfezionamento di inglese e ci innamoriamo perdutamente di Candida…tutti.

Ma solo lui ha un nonno che ci regala una ricetta segreta:

“I detti sono veri detti detti perché sono detti”

Volete scoprire perché? Non perdetevi il monologo ( assolutamente one man ) di Francesco Foti!

Le foto dello spettacolo

Intervista Francesco Foti al Central Park de’ testaccio!!!

Più che un’ intervista uno spettacolo nello spettacolo

 

Allora Francesco Foti…senti parlami di te, attore, cabarettista, come “ nasci?”

Francesco Foti (Foto: Fabrizio CaperchI)

Allora, bella domanda, nasco per caso…nel senso come attore nasco per caso..(l’iter biologico invece è stato quello normale!!!)…dopo il liceo mi sono iscritto al’università senza nessunissima passione in economia e commercio, perché lo faceva mio fratello, così almeno risparmiavo sui libri!; poi nella vita ho capito che non potevo non sfogarmi artisticamente in qualche modo e ho preso informazioni su qualsiasi cosa, da corsi di design, di batteria, di chitarra, di teatro, di fotografia, qualsiasi cosa che avesse a che fare più o meno con l’arte, di pittura…tutto!!!

E poi il primo che è capitato è stato un corso privato di teatro e ho iniziato a fare quello, e ho detto “ ah che bello!” e mi divertivo, mi piaceva , miglioravo, mi sembrava di avere ancora grandi margini di miglioramento e a 25 anni ho deciso di farlo sul serio, di farne un mestiere, di provarci almeno e sono andato a Milano all’Accademia di Paolo Grassi.

Hai provato “sul serio” perché qualcuno ti ha detto vai oppure per la tua formazione?

Francesco Foti intervistato da Raffaella Ceres (Foto: Fabrizio Caperchi)

Fondamentalmente mi divertivo moltissimo, mi sembrava di diventare un poco a poco un po’ più bravo e sentivo di avere ancora grandi margini e mi piaceva e ho pensato “ vediamo se riesco a fare un mestiere di un qualcosa che mi piace” e così ho fatto; a 25 anni mi sono ritrovato e ho ricominciato, ho fatto tre anni di accademia.

E l’università nel frattempo?

No, ecco, io volendo sono laureando…a vita! Mi mancherebbero ( condizionali a tempesta ) tre materie

Dai puoi chiedere la tesi con tre materie!!!

Ma anche no!!

Io continuavo perché non volevo che vincesse l’università “ voglio vincere io”, poi ho capito che in realtà così vinceva lei, che mi toglieva comunque del tempo e ho detto “sai che c’è tanto io non me ne farò mai nulla di questo pezzo di carta, non so nulla di quello che ho studiato, non mi ricordo quello mi interessa, figurati quello che mi interessa”!

Quindi a 25 anni decidi di rimetterti in gioco e via con il teatro e da li?

E da lì inizio a fare tutto quello che mi sembrava interessante fare, scegliendo il più possibile cose; ho fatto il conduttore di un programma musicale su Segnali di Fumo, ho fatto delle pubblicità ,alcune secondo me anche molto belle, ho fatto radio.

E la pubblicità che ti è piaciuta di più qual è? Ce lo dici ?

Pubblicità..allora quella che mi ha dato, o meglio che ha dato notorietà a un personaggio, riguardava dei cornettini surgelati che si chiamavano Tango della Findus, dove ero con la camicia di forza, ripreso da basso, tutto pettinato molto latino, così che sembravo questo fico pazzesco, solo che il piccolo problema era che la gente non credeva che fossi io! Per questo ti dico personaggio.

Quindi la sequenza normalmente era..ma non sei tu…ti giuro sono io!…pensavo fossi straniero..no sono io…ma sembri più alto, sembri più bello…

Francesco Foti intervistato da Raffaella Ceres (Foto: Fabrizio CaperchI)

Alla fine quando si convincevano chiedevano…ma sei doppiato!!??!!…e allora vai a quel paese…e non se ne parla più!!!!!!!

Teatro, cosa hai fatto? Ho letto che sei stato cabarettista.

Mah, anche questo per caso; a un certo punto ho detto “ho delle idee, della cose per dei laboratori di cabaret con gli amici”, avevo tanti amici cabarettisti, che lavorano a Zelig e ho cominciato a fare anche io questi laboratori con un po’ di personaggi.

Nel frattempo giocavo a pallone con la squadra di Smemoranda, ho iniziato ha giocare con la squadra di pallone di Smemoranda dei comici, prima di essere un comico e quindi continuavo a conoscere gente. Dopo di che mi hanno iscritto a un paio di concorsi di cabaret e, uno l’ho vinto e l’altro sono arrivato secondo, e quindi mi si apriva volendo una carriera solista di un certo livello. Nel frattempo mi hanno chiamato i Cavalli Marci che era questo gruppo di Genova che secondo me era la cosa più fica che c’era in Italia in quel momento ( è stato fondato nel 1991) di comico e ho detto -sai che c’è preferisco essere uno di quei dieci che stare in solo-…E così sono partito per Genova ho fatto due anni e mezzo con loro…e poi diciamo che non ce la facevo più non essendo nato cabarettista e ho detto basta.

Sono uscito dal gruppo e mi sono dedicato al mio spettacolo comico in giro, di cabaret e così di nuovo avevo la possibilità di fare teatro , cinema, televisione.

Francesco e il cinema…

Allora, vogliamo di dire che il cinema non si è accorto ancora come si deve di Francesco Foti?!?

E diciamolo!!!

Non ancora come dovrebbe.

Però hai fatto delle cose importanti

Si ho fatto poche cose ma belle…Fuori dal mondo con Piccioni , un cameo in Baaria, Alla luce del sole di Faenza…quindi, pochi ma belli, ruoli che avevano comunque un loro disegno, una loro efficacia.

Ma tu preferisci il teatro o il cinema..cosa vorresti fare da grande?

Ma in realtà a me piace tutto perché poi cerco di fare tutto nel modo più serio e profondo possibile..il teatro quello che ha è che ti ricarica di più il cuore e l’anima…infatti mi dico..mi sono preso una pausa per ricaricarmi dentro…magari meno ( molto meno) il portafoglio però l’anima e il cuore molto di più.

Cos’è che ti piace del tuo lavoro?

Mi verrebbe da dire “il lavoro”, mi piace molto il percorso del prima, con le crisi, con le imprecazioni, che poi continuano durante la “pratica”…

Prima di ricaricarti devi caricarlo tu il lavoro…

Si, decisamente, brava!

E comunque ancora adesso ci sono delle cose, scopro, aggiungo…

Tu di questo spettacolo sei autore, regista attore

Ho scelto anche le musiche…

Questo è il tuo primo esperimento così?

Così completo si, veramente tutto mio e da solo in scena si. Perchè anche lo spettacolo di cabaret che facevo precedentemente da solo, intanto mi aveva aiutato un amico a trovare una chiave che teneva insieme il tutto..che era una sfilata di moda, in cui c’erano gli abiti così pieni di personalità che se tu li indossavi diventavi “ qualcosa”..perciò da solo..ma erano pezzi di “ personaggi”. Poi avevo scritto un altro spettacolo con un amica Margherita Antonelli “Le relazioni più o meno pericolose” ma anche quello erano 5 o 6 relazioni diverse tenute insieme dalle relazioni fra di noi, quindi non un unico arco drammaturgico. Questo è il primo e sono fierissimo.

Come nasce l’ispirazione , l’idea, il sogno..?

In realtà abbastanza per caso, nel senso che sono andato a New York, il viaggio l’ho fatto, ho scritto una marea di roba, un diario…mi sedevo su una panchina e vedevo e scrivevo a modo mio quello che vedevo, i personaggi che incontravo . Poi mandavo le mie “riflessioni” in Italia a una ristretta cerchia di amici, questa ristretta cerchia diventava sempre più grande… e sempre più esigente!! Se saltavo un giorno mi rimproveravano! Quindi tornavo a casa a mezzanotte fino alle tre stavo a scrivere e risistemare la faccenda!

Con tutto questo materiale poi ho fatto un laboratorio di scrittura di drammaturgia di scene ( come arrangiarsi da solo in scena insomma!!) e ho pensato “ ho tutta questa roba lavoro su questo”. A poco a poco.. è venuta fuori questa storia. In realtà l’ho scritta da solo, ma ha tanti zie e tanti zii. I feed back di tutti i ragazzi, degli amici. Ha un padre ma tanti zii!

Le musiche come le hai inserite

Tu hai studiato batteria! Lo dicevi prima..

Io ho studiato mi sembra una parola grossa, così come la chitarra…le tengo in mano e faccio finta che sono uno che l’ha studiata..in realtà baro! Cioè non è che baro…ci credo!

Le musiche…io ho una bella discografia a casa, delle cose più varie, da colonne sonore a dischi vecchi a musica classica a qualsiasi cosa, abbastanza vasta e ho cominciato ad ascoltare qualsiasi cosa che pensavo potesse avere a che fare qualcosa con lo spettacolo. Lavoro anche quello enorme…atmosfere, orari da concretizzare musicalmente…e alla fine sono arrivato a questa colonna sonora che ha anch’essa una serie di zii : disco lounge degli anni 50, remix Elvis Presley, il cantante dei Beach Boys che ha fatto un disco da solo e non so perché ma io ce l’ho! E sono orgogliosissimo anche della colonna sonora!

Io c’ho messo un anno e mezzo abbondante a convincermi che valeva la pena non lasciare e prendere questo monologo e adesso mi sono messo di buzzo buono per proporlo!

In un teatro a Asolo che farò il 4 febbraio, un teatrino che ho fatto a Catania, una sala qui ( teatro Testaccio) che è un salotto, che è molto newyorkese per altro, rapporto diretto con il pubblico che a me piace moltissimo…ho una missione che è quella di riconciliare col teatro e in particolare con il monologo..perchè quando dici monologo la gente fa…

-ma un monologo..ma tu da solo..-

-e si è monologo…

e poi dicono -quanto dura?-

-..un ora e un quarto..

-ma da solo ?-

-si sempre monologo è!!!-

In più l’ho scritto io quindi pensano -chissà che pesantezza-…ma non si capisce perchè il monologo debba essere pesante. O è pesante o è cabaret.

Si può fare del teatro brillante con anche un po’ di poesia senza essere pesanti.

Tu hai partecipato a un videoclip di Mario Ventuti..dicci un po’!

Successe che il produttore di questo video musicale mi scelse e con lui oggi c’è un progetto in opera molto particolare ( ma lasciamo il segreto e la sorpresa), in più il regista era un caro amico. Mario venuti lo conosco da tempo..si è creato questo strano gruppo di amici e abbiamo fatto questo video “ l’Invenzione”. Ma a mio avviso video e canzone non hanno avuto il successo che meritavano..cercatevi il video e….

…Andate a vedere il mio promo dello spettacolo su you tube!! Che penso sia bello quasi quanto lo spettacolo!

I tuoi gusti musicali?

Black, soul , e blues, reggae…poi ascolto praticamente di tutto!

Se tu volessi dare un consiglio ai giovani che iniziano o tentano di fare come te..

Io mi rendo conto sempre quando me lo chiedono che non sono credibile a dirlo visto che lo faccio, però “ non lo fate” o meglio, fatelo come hobby che è la cosa più bella del mondo, non hai pensieri, ti vengono a vedere un sacco di persone perché è l’hobby e quindi va incoraggiato. Quando poi diventa un mestiere invece devono venirti a vedere ed è diverso. Come hobby ti sfoghi, ti apri, ti liberi, ti diverti…

Ci lasci con una citazione che ti piace tanto tanto…

Eh adesso è troppo facile!… le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone ( J.Steinbeck) che è anche un iper sunto del mio spettacolo…la bandiera americana con i colori italiani che fa da sfondo alla mia locandina sono a posteriori il riassunto del mio spettacolo!

Tutto da scoprire!!

 




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